Da big del tech a holding finanziarie, la metamorfosi di Apple&Co: l’analisi di Flaminio Oggioni

Agli occhi di tutti sono i più importanti colossi del web e dell’alta tecnologia, ognuno protagonista a modo suo della rivoluzione tecnologica che negli ultimi anni è diventata parte integrante delle nostre vite. Ma i professionisti della finanza come Flaminio Oggioni sanno che dietro Apple, Google, Facebook, Amazon e gli altri c’è molto di più: grandi fondi di investimento e attività finanziarie che ne fanno delle holding globali di peso nel settore Finance.

Solo Apple, ad esempio, muove un flusso che come volumi è pari a un quarto del fondo sovrano norvegese, il più ricco al mondo. Poco meno di 250 miliardi di dollari, investiti in titoli come corporate bond, Treasury americani e anche Abs in mutui residenziali, che valgono il 72% dell’intero attivo di bilancio del gruppo di Cupertino: molto più di smartphone, notebook e altre tecnologie per le quali è riconosciuta tra i giganti high-tech.

Secondo Flaminio Oggioni sarebbe comunque sbagliato pensare che la natura di “banca di investimenti” prevalga su quella di “colosso dell’alta tecnologia”: meglio parlare di una metamorfosi, avvenuta di recente e in tempi piuttosto rapidi (basti pensare che nel 2008 investimenti finanziari e cassa pesavano solo per 23 miliardi di dollari, oggi dieci volte tanto) ascrivibile a una tendenza comune a diverse realtà della Silicon Valley e non solo.

Flaminio Oggioni riporta in merito qualche dato: i 100 miliardi del valore di Google tra investimenti a breve, a lungo termine e cassa (oggi il 60% di tutto il bilancio, nel 2008 erano 15 miliardi), i 29 miliardi di Facebook in titoli di Stato, 6 miliardi di cassa e attivo di 74 miliardi (nel 2010 tali attività non erano ancora state avviate) e gli 8,2 miliardi di Amazon (dieci anni fa solo 900 milioni).

Certo la performance di Apple è la più emblematica. Flaminio Oggioni, esperto del settore, vi ravvede le potenzialità per un ulteriore sviluppo di nuove tecnologie di pagamento che potrebbero di fatto configurarla come valida alternativa ai circuiti bancari istituzionali: questi infatti, non potendo ormai garantire rendimenti sulla raccolta, si focalizzano sempre più sull’offerta di servizi finanziari.